“TUTTO è BENE QUEL CHE FINISCE BENE”

TUTTO E’ BENE QUEL CHE FINISCE BENE

Tutto è Bene

Di William Shakespeare – Regia di Manuele Guarnacci

17-18-19 Gennaio 2014
ven e sab ore 21.00, dom ore 18.00
Teatro Aurelio  L.go San Pio V, 4 (Metro A Baldo degli Ubaldi)
biglietti: intero 10€, ridotto 8€ + 2€ di tessera
per prenotare: 0698261514 – per promozioni speciali: 3280730111
La divertente commedia Shakesperiana ispirata a Boccaccio raramente adattata alle scene moderne.
Nei secoli la lotta tra amore e ambizioni rimane sempre viva tra poesia e paradossi, questa volta a ritmo di swing!

Con: Carlotta Mangione, Alessandro Parise, Lorenzo Terenzi, Bernardo Bernardo Bruno
Regia: Manuele Guarnacci
Assistenti Regia: Giacomo Bottoni, Sonia Di Guida
Costumi: Mary Gehnyei
Musiche: Giacomo Del Colle Lv
Supporto Coerografie: Lucrezia Lucrezia Lanza
Foto: Flavio Ferrara

Note all’adattamento:

In Giappone, avanguardia futuristica, vengono ormai classificati in categorie (“Soshoku danshi”) coloro che raggiungono l’atarassia dell’amore preferendo una vita solitaria. Nella nostra società, pur non avendo raggiunto tale livello, è indiscutibile lo svilimento e la superficialità con cui ci stiamo abituando a trattare questo argomento che invece, da sempre, rappresenta uno dei cardini dell’esistenza umana.

Tutto è Bene 4Non sentendoci in grado di farci maestri di questa rieducazione siamo andati a pescare dal passato, da chi d’amore tanto ha scritto e tanto probabilmente ha vissuto in epoche diverse, ritrovando linee di congiunzioni temporali stupefacenti. 700 anni fa nasceva Boccaccio, che scrisse la novella di Beltramo da Norbona al quale, 300 anni dopo, Shakespeare ispirò totalmente una delle sue prime opere, “Tutto è bene quel che finisce bene”, dando vita ad un proverbio ben più celebre dell’opera e della sua trama, probabilmente per la maturità ancora incompleta con la quale venne scritta. Ma le basi del grande autore ci sono tutte: gli intrecci paralleli, le prime figure clownesche, i confronti generazionali sui valori e, soprattutto, la lotta tra amore e ambizione, che qui è protagonista in forma di commedia.

Il mio adattamento ha dovuto ovviamente ripensare la fruibilità per il pubblico e le esigenze sceniche moderne ma nel tentativo di sviscerare (come solo uno studio postumo permette) le migliori note di Shakespeare da quelle che la sua giovinezza rendeva ancora stonature acerbe, è stato fondamentale il ritorno all’originale di Boccaccio. Solo così ho capito da dove era nato il testo, quale ispirazione ne era il fulcro e quale ritmo doveva render vivo ogni gioco. Con umiltà, ma senza paura, ho cercato di cogliere e sfruttare quello che lega i due grandi autori trovando ogni spunto necessario a toccare l’umanità e i divertenti paradossi che attraversando i secoli rimangono sempre veri. La scelta di proporre una versione completamente in versi (principalmente endecasillabi sciolti) ha un duplice obiettivo: mantenere la ricchezza dei colori shakespeariani e sfruttare la ritmica più simile al blank verse inglese per creare un andamento scenico in costante evoluzione. Il risultato è una vivacità che riempie i personaggi e le loro parole senza mai appesantire i loro pensieri.

Il giovane Beltramo è dunque la parte ambiziosa di ognuno di noi, che diventa cieca delle bellezze dei sentimenti che la vita ci propone. Seguendo consigli sbagliati cade in quegli errori che distolgono da un importante istinto umano: il bisogno e l’importanza di amare.Tutto è Bene 3

Elena cresce e conosce il suo amore inizialmente forte come un lontano ideale, scoprendo invece che per ottenere Beltramo dovrà fare i conti con se stessa, smascherando la molteplice anima che la riempie. La tenacia della sua battaglia amorosa vincerà solo una volta raggiunta questa maturità.

I padri, Il Re, affatto marginali nella storia, sembrano cedere le loro eredità di potere agli occhi dei giovani, eppure nella loro a volte buffa saggezza hanno capito bene quanto sia importante lasciare un’eredità di valori, in grado di far vivere i sentimenti, veri motori del mondo.

Ed è proprio in questo errore che cade Parolles, il disonesto della storia, che con furbizia riconosce i sentimenti degli altri tentando di volgerli a proprio favore. Pagherà i suoi sbagli e, come nelle migliori storie, comprenderà e cambierà.

Note di Regia:

Con un testo così forte, arricchito di colori e ritmo dai versi, era evidente l’importanza di lavorare molto con gli attori e sui personaggi alla ricerca del modo migliore di coniugare la vivacità e la poesia di questo spettacolo, rendendo al tempo stesso fruibile e dinamica la complessità dell’endecasillabo.

Le parole che ho usato di più in prova sono state “Regole del gioco” e “Swing”. Con le prime ho inteso l’approccio tecnico da usare per comprendere, sviscerare e portare al massimo risultato i personaggi, le situazioni, le scene, i passaggi. Swing invece è stata la scelta stilistica che permetteva di unire ironia ed eleganza in una sintonia. Da qui sono nati i costumi, fondamentali per uno spettacolo basato sulla forza dei personaggi, e le scelte musicali.

La scenografia è totalmente a servizio dei giochi attoriali, senza mai voler confonderli od oscurarli e lasciando alle luci il lavoro di creazione delle atmosfere sceniche. Le coerografie tra le scene offrono un respiro allo spettacolo e contestualizzano gli spostamenti della storia mantenendo il divertimento scenico.

Uno spettacolo pensato per tutti i gusti, per dimostrare che la qualità può essere frizzante.

Manuele Guarnacci

Sinossi:

Il Conte di Rossiglione è morto lasciando il titolo ed il casato al figlio Beltramo. La povera Elena è figlia di un importante medico ma rimasta orfana venne adottata dal Conte di Rossiglione crescendo accanto a Beltramo ed innamorandosi segretamente di lui. Al trasferimento di Beltramo a corte, per formarsi sotto la guida del Re, la sua sofferenza è tanta da indurla a farsi avanti e, grazie alle pozioni ereditate e all’aiuto del fantasma del Conte, riesce a guarire il re dalla fistola che lo attanaglia, ottenendo in cambio il marito che desidera.

Tutto è Bene 5Beltramo si ritrova suo sposo senza volerlo e, con la complicità dell’amico Parolles, decide di partire per la guerra per seguire le proprie ambizioni e allontanarsi da una sposa che non vuole. Quando Elena legge la lettera di congedo del suo amato (“Finchè non avrai il mio anello al dito e un mio figlio nel grembo non sarai mia moglie”) è disperata e decide di sparire facendosi credere morta.

La guerra è ricca di esperienze e qui si scopre, grazie ad un astuto stratagemma di uno dei suoi soldati, che il caro amico Parolles è in realtà un bugiardo traditore. Una volta smascherato, la redenzione lo porta ad una nuova vita libera e sincera. Intanto Elena prova una nuova strada per conquistare Beltramo: si traveste e gioca le carte di una sensualità che prima non conosceva. Sotto il nome e le vesti di Diana riesce a sedurre Beltramo, a farsi dare il suo anello e ad invitarlo nella sua camera da letto…

Tornato a corte Beltramo sta per accettare un nuovo matrimonio organizzatogli dal Re, credendosi ormai vedovo e libero. L’arrivo di Diana con il suo anello e la testimonianza di Parolles non bastano a convincere Beltramo a cedere: per lui è stata solo la seduzione di una ragazza qualsiasi. Elena decide allora di togliersi la maschera mostrando in grembo il frutto della maternità. Beltramo, perdonato da Elena di tutti i suoi torti, capisce il valore di questa donna e l’importanza del suo amore ben più grande di qualsiasi ambizione.

Foto di Scena

Foto di Scena

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