“IL GABBIANO”

La Compagnia Stabile del Teatro Aurelio

presenta

Il gabbiano di Anton Cechov

Locandina Il gabbianoRegia di Maria Pia Iannotta e Stefania Pascucci

Con: Giacomo Bottoni (Konstantin), Martina Mastroianni (Nina), Stefania Pascucci (Irina), Pierpaolo Laconi (Trigorin), Antonio Gallo (Sorin), Nicole Lombardo (Masa), Andrea Leonardi (Dorn), Luigi De Luca (Samraev), Paola Zu (Polina), Federico Mastroianni (Medvedenko), Luigi De Carli (Jakov).
Assistente alla regia: Roberto MauriScenografie: Nadia Clivio, Mario Borselli
Costumi: Anna Spurio Vannarucci
Disegno Luci: Fabio Durastante
Musiche originali: Andrea Malavasi
Foto di scena: Claudia Antignani

Nel comporre “Il gabbiano” (1895-1896), Cechov stesso definisce così l’opera: “Una commedia, tre parti femminili, sei maschili, quattro atti, un paesaggio (la veduta di un lago), molti discorsi sulla letteratura, poca azione, tonnellate d’amore…”.

Oggi, a più di cento anni dalla sua genesi, “Il gabbiano” ci appare più che una “commedia”, un dramma in cui tutti gli eroi si lamentano di non essere vissuti come volevano e sospirano perché il tempo fugge, mentre la loro vita trascorre monotona, grigia, triste…il gabbiano_web-13

Più precisamente i personaggi protagonisti dell’opera di Cechov potrebbero a ragione dire ciascuno di sé “Io sono un gabbiano”, in quanto la loro esistenza procede a scatti, a singhiozzi, a colpi d’ala, sbandando proprio come un gabbiano.

Nell’opera cechoviana spicca da un lato la perizia dell’autore nel dipingere una ricca coralità con lo sfondo di atmosfere malinconiche che ricordano la pittura impressionista russa, dalil gabbiano_web-14l’altro la precisione con cui è delineato l’universo sentimentale di ogni singolo personaggio. In tal senso colpisce la modernità dei ritratti psicologici: ogni spettatore potrà rispecchiarsi nelle commoventi figure di Nina, Konstantin, Mascia o in quelle filosofeggianti di Trigorin, Dorn, Sorin o magari in quella di Irina, l’attrice che ama il teatro soltanto perché le permette di mettersi in mostra, soddisfacendo così la propria vanità. Colpiscono ne “Il gabbiano” i frequenti dialoghi sull’amore, che solo in apparenza si possono definire “dialoghi”; in realtà si tratta di appassionati e sconsolati monologhi in cui l’ascolto dell’altro si rivela sordo e lontano. Motivo ricorrente è ancora quello della partenza, anch’essa una falsa, immota partenza, in quanto (almeno fino alla fine del III atto) l’autore non propone significativi movimenti fisici né, tantomeno, psicologici.

il gabbiano_web-11“Il gabbiano” vuol essere anche una riflessione sul significato della scrittura e sull’arte scenica, un dibattito sempre aperto, in cui l’autore non prende posizioni nette ma lascia al pubblico domande irrisolte.

Altro elemento d’interesse c’è parsa l’insistenza da parte di Cechov sul significato simbolico di alcuni colori: a Nina vestita di leggero bianco corrisponde il nero ossessivo di Mascia, mentre Irina con le sue camicette chiare esprime il suo continuo anelito alla giovinezza.

Nero e bianco rappresentano, nella simbologia dell’autore, nonostante la loro apparente opposizione, aspetti diversi della stessa infelicità umana. C’è più desolazione nel bianco di Nina che nell’immutabile nero di Mascia. L’assenza di colori, unita all’essenzialità degli oggetti scenici, è una scelta registica studiata che sottolinea le relazioni scarne tra i personaggi ed allude alla moderna condizione di aridità esistenziale.

REPLICHE:

Teatro Aurelio – 14/15/16, 19 e 22 Dicembre 2012

IL GABBIANO dic’12
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