“DEFENESTRATI”

La Compagnia Stabile del Teatro Aurelio

p r e s e n t a

DEFENESTRATI

Un collettivo di 36 giovani artisti per un progetto sperimentale.


REGIA Manuele Guarnacci

AIUTO REGIA Lucrezia Lanza

ATTORI
Elisa Armellino
Laura Giulia Cirino
Daniele Napoleoni
Martina Malfitana
Donisa Mazzoccoli
Marco Palange
Ilaria Pizzi
Luca Proietti
Valeria Tudisco

SCENOGRAFIE Irene Fiorentini, Marialuisa Pede

COSTUMI Eleonora Casciani

TESTO Manuele Guarnacci

COLLABORAZIONE AL TESTO Luca Proietti

ASSISTENTE ALLA REGIA  Matilde Blasi Toccaceli

DIRETTORE DI SCENA Silvia Milliotti

FOTOGRAFIE Claudia Antignani

DISEGNI Claudia Farrace

VIDEO Damiano Daresta, Daniele Bellucci

DISEGNO LUCI Manuele Guarnacci

TECNICO LUCI Fabio Durastante

TECNICO AUDIO Nico Romani

MUSICHE ORIGINALI Brian Burgan

SI RINGRAZIA PE R LA COLLABORAZIONE

GRAFICA Daniele Napoleoni

AIUTO COSTUMISTA Natalia Farrace

LABORATORIO ATTORI Lorena Cipriani – Elsa Giancolla – Cristiana Mecozzi

LABORATORIO SCENOGRAFIA Vincenzo Pasqualucci – Alberto Panciocco

LABORATORIO AUTORI Gaia De Gregori – Stefania Pascucci

DIREZIONE ARTISTICA Antonio Gallo – Maria Pia Iannotta – Stefania Pascucci

TEATRO AURELIO Paolo Romani – Chiara Scutti – Silvia Iori

Web: progettostabileteatroaurelio.wordpress.com

Facebook: Compagnia Stabile Teatro Aurelio

Video: compstabileaurelio

Foto:

NOTE DI REGIA: Il progetto/spettacolo “Defenestrati” nasce dall’esperienza vissuta dalla Compagnia Stabile del Teatro Aurelio e dalla sua ricerca di nuove strade artistiche, organizzative ed umane. La storia vissuta nel nostro microcosmo ha dato nome e titolo allo spettacolo, affrontando una tematica che da subito è risultata ampliabile ai meccanismi della nostra società: frenetica, in costante ricerca di una crescita, che ha perso ormai i punti di riferimento del benessere umano riducendosi ad un meccanismo sempre più alienante, costruito su stimoli e traguardi numerici spesso privi di un vero senso logico.

  L’esperienza ci ha insegnato che il rischio di “defenestrare” qualcuno, escludendolo dal suo ruolo, può capovolgersi lasciando solo, senza più forze, chi ha guidato l’ambizione. Forse è stata l’ambizione a guidare lui e ora sono gli esclusi a cercare nuove strade alternative, “defenestrando” il suo – non più – potere.

 Come riuscire a crescere, seguire le aspirazioni costruendo dinamiche che tengano conto dei desideri e delle esigenze di tutti? 

Questa riflessione offre una chiave di lettura che va ben oltre il vissuto di un microcosmo come il nostro, per aprire un dibattito sull’intera società, sul macrocosmo. Viviamo in un epoca dove l’arrivismo e la sete di potere è sottile, mascherata, ipocrita, cieca. Ci sentiamo tutti “defenestrati” dal nostro ruolo nella società, dal nostro piccolo potere di influire sugli eventi della vita e sui nostri rapporti. Allo stesso tempo, “defenestriamo” ciecamente e ipocritamente gli altri, ovunque loro siano, anche negli angoli più remoti del pianeta dove popoli interi subiscono le nostre piccole costanti scelte quotidiane che diventano globali. Allo stesso tempo vediamo alcuni tentativi di piccole realtà positive che cercano nuovi stimoli, nuovi valori, nuovi rapporti “defenestrando” il potere costituito e ricreando dinamiche parallele in risposta alle vere esigenze umane da tempo non ascoltate e a loro volta “defenestrate” dalle priorità di che le governa.

Questo tema complesso è diventato stimolo e chiave per un progetto sperimentale. Un mese di laboratorio, grazie al sostegno del Teatro Aurelio, in cui gruppi eterogenei di attori, scenografi, autori, disegnatori, fotografi, costumisti, tecnici, critici si sono confrontati sviluppando l’idea dello spettacolo partendo solo dal tema e dall’attenzione verso il pubblico a cui arrivare. Da questi esperimenti è nato e si è rafforzato tutto lo spettacolo: testo, cast, idee sceniche e tecniche, progettazione della distribuzione e produzione. Portare al pubblico, nel modo più dinamico, vivo, coinvolto e coinvolgente questi punti di domanda senza esimerci dal tentativo di offrire una nostra risposta.

Lanciare il sasso tenendo aperta la mano, cercando di colpire il bersaglio. Serve anche l’incoscienza o il coraggio. Tanto vale buttarsi fino in fondo azzardando un progetto che viva esso stesso della filosofia del tema dello spettacolo.

 Fare cultura, per noi, è come lavorare in una bottega di finestre. Tanti artigiani producono per abitudine e ottusità finestre chiuse, inaccessibili, inutili, saldate. Fare arte vuol dire offrire un prodotto usufruibile; la cultura deve essere una bottega di finestre che si aprono, offrendo la possibilità al pubblico di essere stimolato a respirare aria diversa, sempre nuova, a liberare la fantasia e la creatività per affrontare meglio la propria vita, riscoprendo i valori fondanti come elementi di priorità. Abbiamo aperto le nostre finestre, prima di tutto per ascoltare e confrontarci con persone nuove. Ci siamo messi in gioco. Chi poteva interpretare meglio il nostra tema se non i giovani “defenestrati” tout court dal ruolo e della prospettive della nostra società?

 Rimane poco da dire sullo spettacolo; siamo entusiasti di poter confidare che il pubblico possa ritrovarci tutti i passaggi emotivi, intellettuali e sperimentali che lo hanno partorito. Una nota nuova, forse, è soltanto l’ironia. D’altronde per un progetto come questo serve incoscienza di mettersi in gioco.

 Basta raccontare di una bottega di finestre in un mondo di acchettati.

Manuele Guarnacci

REPLICHE:
Teatro Aurelio 19/22 aprile 2012 Roma

DEFENESTRATI apr ’12

DEFENESTRATI – Il cast

DEFENESTRATI – Attori e Regia
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